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Luce che appare

Luce che appare

Il primo dentino a cascare è una goccia di luce che appare lascia appena un buchetto e un sospiro dentro il letto. La fata era già lì intorno volicchiava, restava ogni giorno con le alucce sue colorate e le melodie un po’ canticchiate. Non la 

Sorriso

Sorriso

Il verde, vestito di fronde dondola, si raggruma scolpisce pensieri distorti e torna a morbidezze. E’ una frase scorrente nessun suono, solo apici al centro la lingua glottide, gorgoglii. Sui lati, fra le anse del viso che definisce le labbra increspature, merletti montani. E’ il 

Natale

Natale

Mi giunge l’aria nuova
che quella vecchia non ha voce.
L’unico ricordo quella punta
così delicatamente svolta

l’unico odore quello dolce
della notte senza fine.
Senza attese, senza desideri
quel che sarebbe stato, era

non gioia in gridi e corse
non sguardi fra le ciglia appese
Babbo Natale era un film
un coro, un regalo noto

Babbo Natale era una luce
in quel buio così fitto
così freddo, così spesso
così facile da scalare

ed era comunque Natale.

Velo di istanti

Velo di istanti

Il viso chinato ad osservare nebbia dal pelo dell’acqua dei pensieri al duro battere delle ciglia di ogni visione rabbiosa. Le onde interiori son mare che beccheggia ai lati degli occhi quando si solleva e discende ad ogni pulsazione di cuore. Il respiro si è 

Sembra quasi Natale

Sembra quasi Natale

La ruota gira, le luci si incantano i soffi di gelo traspaiono al giorno sottili cristalli imperlano tutto il tuo vapore, il mio, il nostro Avete pensato al vostro natale? Di che colore sarà? Il mio ha i colori del mondo delle note di verde 

Regina di sabbia

Regina di sabbia

A scacchi sul corpo si muove la musica
catene d’oro e sembianze di cera
camminano sui trucioli di note intarsiate.

Dove la tua pelle s’imperla di docili e gonfie
macchie di esistenza, tu mi soffondi
spargi tutto intorno il fiato, la nevrastenia
del tuo fervore esistenziale, là dove si può

ingigantire ogni raccoglimento, e farlo fiorire
come gorgoglìo di viticci intricati.
Sei la regina di tutte le sabbie

di tutti i venti che si oppongono al cammino,
della tua brillantezza liquida, di quando dormi
di quando sogni, di quando rasenti un po’ me.

La Poesia

La Poesia

Erano due o tre giorni che si affacciava…spingeva fuori la testa, poi si ritraeva. Mi aveva già fatto capolino saltellando fuori con un inchino con le gambette tozze e il sorriso tondetto di chi non si lascia scappare nemmeno un baffetto. Era a volte dolce, 

Fragne’

Fragne’

Sento l’urgenza della vastità intornoè più larga, è più lontananon posso raccogliere i sentierinon conosco i sassi, le erbe. I cani scendono latrando e minacciosidi pelo rosso e gonfio le arroganzesono più attenta al rumore della cascatapiccolo fragore, sottile scorrimento. E guardo intorno, è verde, 

E’ giorno

E’ giorno

E’ giorno, ne scorgo l’apertura
sale piano dall’esterno esteso
rampini i sui passi sul muro
di pelo morbido risale sulle gronde

Quasi fosse fumo la luce si solleva
infila mani che agognano la stanza
tattili presenze a districare toni
di grigio medio e poi di bianco

Mi solletica la nuca sul finire
cinge I fianchi di sospinta vita
abbraccia le mie spalle e le raccoglie
costringe alla sopresa il volto

E’ giorno, mi sorride pieno
come se nemmeno me ne fossi accorta
trattenuta dalle mie sembianze
nella piccola distesa della notte

Anno 2005

Viaggio

Viaggio

Delicato sfiorar di coltri e poi la ricongiunzione quel corpo rigido e legato che fatica a scollare occhi E’ nascere ogni volta esplodere d’aria e suoni riprendere arti e movimento rassicurarsi, rassegnarsi Dov’ero prima nulla stringe e nastri e trine bianche sotto me non so 

Giornata Mondiale della Poesia

Giornata Mondiale della Poesia

Dal 2000, il 21 marzo si celebra la Giornata mondiale della poesia, per “riconoscere all’espressione poetica un ruolo privilegiato nella promozione del dialogo e della comprensione interculturale, della diversità linguistica e culturale, della comunicazione e della pace”, voluta dall’Unesco. Le dieci poesie italiane più amate 

Solo Rosso

Solo Rosso

Cade qualcosa di bagnato
come se fosse inverno
e io ridò animo alla stufa
come se fosse casa

Borbotta fuori il freddo
e scivola dall’alto il cielo
scandisce le apparenze
neve, come se fosse qui

L’aria si impenna e intacca
ritaglia sagome di geometrie
incolla ai lati dello sguardo
come se fosse soffio

Mentre le more, di solo rosso
aggrappano, ancora, la memoria

Ottobre 2019

Polpette

Polpette

Quante polpette serviranno? Disse la gatta all’uva,soppesando i chicchi gonfi di sospiri dorati.L’uva soffriva il solletico dei contintasca e dei cipenseròsulle questioninonrisolte. Quali polpette? Comunque domandò,inarcando appena il fondo dei tralci.Quelle che rotolando giù dai confini del mondo,verso qui, sapranno zittire ogni fame e ridendo 

Un uomo entra in un caffè.

Un uomo entra in un caffè.

Un uomo entra in un caffè. Che sia un caffè appena fatto o in attesa da un po’, non lo sapremo mai, perché con la stessa accortezza dell’immergersi in un liquido bollente, o dell’immergersi nell’ignoto, l’uomo lentamente si fa avvolgere dal liquido scuro, osserva i 

Che ora era?

Che ora era?

Che ora era? Doveva essere presto. La luce ancora non aveva avvolto la piccola stanza. La mattina entrava sempre con allegria, il sole giocava a toccare tutto e invece che infilarsi e lambire sembrava che girasse intorno alle forme per possederle. Ma non era ancora mattina, c’era il silenzio che accompagna la notte. Anzi… uhhhh… Per un momento il respiro si fermò. In lontananza un rumore sordo, con un’ampiezza e una forza che non conosceva, lo colpì. Ecco cosa lo aveva svegliato. Si sedette nel letto, come se la posizione potesse favorire l’ascolto.

Porgeva l’orecchio come i cani, la testa sollevata, leggermente piegata di lato. Un pensiero. Il rumore di ora era il secondo, se non l’ennesimo di una serie. Questo aveva causato l’interruzione del sonno. Dunque ce ne sarebbero stati altri. Si pose in ascolto in silenzio e nella maggiore immobilità che poteva creare. Il tempo accarezzava lento l’attesa. Un rombo lontano, un tonfo, uno scroscio. La sequenza era completa. Certo era indiscutibilmente seccante. Come poteva pensare di dormire. Si alzò. Accidenti! Infilarsi i pantaloni, uscire dal letto che avvolgeva il suo sonno, muoversi nella notte! Varcò la soglia della stanzetta. Il naso appena oltre la porta, il corpo che non desiderava muoversi. “Forse se metto la testa sotto al cuscino, potrò pensarci domani”.

No, decisamente no. Camminava lento ed accorto nel corridoio. Il rumore ora sembrava essere più frequente, ma forse era solo perché il suo muoversi aveva riportato il tempo allo scorrere normale. Niente rallenta più il tempo dell’attesa. Il corridoio finiva lì. Un’altra soglia da superare. E oltre, la sala. Grande e spettrale, il giorno e la notte. La percorse lentamente, ogni lama di luce che entrava dall’esterno sembrava tagliare una fetta di notte. Luce elettrica. Nel passare attraverso gli spicchi di luce si sentiva solleticato. Quasi quasi si sarebbe grattato. All’altro lato molte porte. Ora sarebbe stato difficile capire quale fosse quella giusta. Aprì la prima: il rumore, ora molto più vicino, lo sorprese come quando prima ancora di bussare per qualche strana ragione l’uscio si apre. Il movimento in avanti è bloccato, il corpo si paralizza in un gesto di sorpresa irritazione: io vengo da te, come ti permetti di interrompermi? Ma almeno ora sapeva di aver aperto la porta giusta.

Anzi, era proprio vicino al rumore. Meglio affrettarsi. Qualcosa gli diceva che se avesse aspettato il prossimo appuntamento, non ne sarebbe uscito indenne. “Dunque, vediamo…” Si guardò intorno, cercando con gli occhi di dissipare il buio. Pareti lisce e scivolose, anzi, bagnate. Sì, era proprio acqua, o qualunque altra cosa di simile. Esplorò velocemente più superficie possibile: nient’altro che fredde e languide pareti. Ma, si ergevano inclinandosi un po’, quel tanto che bastava per provare a salire. Veloce, ora i movimenti lenti e faticosi avevano quasi suggerito al tempo che passava tra un rumore e l’altro di dilatarsi, in suo aiuto. Veloce, come un gattino impaurito, nel buio, annaspava ma saliva. Ecco un bordo, la fine della corsa. Le mani toccavano e si aggrappavano ad una superficie piana. Il rumore, il rombo, il tonfo, lo scroscio, sotto di lui, a fianco a lui. Senza fiato, accovacciato e tremante, si sentiva come un esploratore, un alpinista al suo più alto traguardo. Rialzato lo sguardo e il corpo, a tentoni, toccava intorno a sé. Una fredda superficie, al contatto, metallo, saliva verso l’alto.

Percorse tutto ciò che poteva in altezza. E poi, ecco. Finalmente! Sopra di lui un enorme pomo lucente, collegato ad una barra, ora si intravedeva nel buio. Forse non era così visibile, ma la sua gioia era luce da usare. Si aggrappò, quasi i piedi si sollevavano dal suolo, difficile restare appoggiato a terra. Però, un piede puntato a lato sulla colonna di metallo, l’altro a terra per reggersi e… spingi, spingi, spingi. Un brontolio metallico, come di parti che non aspettavano altro di essere serrate per il loro quieto vivere. Quanto era riuscito a muovere il pomo? Per sapere se era sufficiente poteva solo aspettare; contava i secondi, anzi contava, come aveva fatto spesso in quell’avventura, tra un rumore e l’altro, fino a quando avrebbe dovuto sentirsi il rumore successivo, sperando di no. Contava lentamente, per essere sicuro che la pausa fosse trascorsa.

Si fermò, fermò il respiro, il cuore, ogni movimento. Ricominciò a contare, nella mente, diventando sempre più blu, per la mancanza di ossigeno… sessanta! Il numero era uscito violento, il fiato anche. Uhhh, ce l’aveva fatta. Ora di corsa a nanna, Scivolò velocemente giù dalle pareti, come da uno scivolo acquatico… sìììììì; poi indietro dalla porta, indietro nella sala, indietro nel corridoio, indietro alla sua stanza, indietro nel suo letto. Saltò nel letto per riprendere esattamente la posizione di prima, prima del risveglio. Mentre chiudeva gli occhi, si strofinava tra le lenzuola e ricreava il calduccio dal quale era uscito, pensava, scivolando lentamente nel miele notturno. Aveva sul viso una smorfia di rimprovero, mista ad un sorriso di soddisfazione. Sono stato grande!

Ma se domani trovo quel deficiente che ha lasciato il rubinetto del lavandino aperto a gocciolare, lo prendo e lo metto per un po’ a testa in giù nello scarico. Sì, sì. E intanto il sonno apriva le sue pieghe e lo rapiva alla veglia. Sereno ma esausto, la strada dei sogni fu breve e immediata. Un sogno nel quale immergersi, o un sogno dal quale svegliarsi? Mah, fate voi. Però ricordate che una gocciolina impertinente sfuggita al controllo, può diventare un grande fastidio.

Gennaio 1982